Giacomelli is my hero

“Apposta parlo di segni. Li potrei fare anche io sulla carte, nel mare, ma sarebbero tutti voluti, quindi falsi. A me interessano i segni che fa l`uomo senza saperlo, ma senza far morire la terra,” Mario Giacomelli.

Sai nella vita ci sono fotografi e fotografi. Fare le foto non e` poi cosi` difficile mi ripeto sempre. Adesso poi con tutti questi iPad, cellulari etc. lo fanno proprio tutti e quindi il mercato e la competizione sono molto piu` saturi di contenuti.
Ma la fotografia quella ispirata alla poesia, quella vera che ti fa rivoltare lo stomaco e che ti lascia a bocca aperta, quella che la puoi guardare un`ora o due e non te ne stanchi mai, beh quella c`n’e` davvero poca in giro.
Eppure dovrebbe essere solo cosi`. Niente immagini senza ne capo ne coda, tutto, come nei libri di Marquez, Allende, Pennac e altri, tutto dovrebbe essere deciso prima, dovrebbe cogliere si l`attimo fuggente, ma coglierlo con l`animo e non solo con gli occhi. Giacomelli e` cosi`. Lui e` poetico anche quando fotografa i campi di grano secco ed i rotoloni di fieni nel mezzo delle Marche piu` brulle del 1967. I suoi fili di erba secca non sono solo spighe ingiallite dal sole, ma pennellate di bianco e nero che sembrano onde. I suoi ritratti sono espressioni penetranti. I frati che si tirano la neve sembrano essere trascendentali, ma pur sempre cosi` giovani e giocondi nella loro innocenza di cherubini.
Giacomelli rende anche la morte pittoresca e soffice. Attraverso le immagini di una vecchiaia innamorata di se stessa lui risveglia al mondo la bellezza del trapasso nelle braccia dell`amato come atto partecipe della vita e non come tragedia.
A Scanno e nelle Puglie sembra che Giacomelli invece si immedesimi nei corpi di questi ragazzi/zingari che corrono all`impazzata per le strade brulle della cittadina. Nelle foto c`e` un fare ragazzesco ed un`allegria palpabile senza mai scendere nell`ovvio.
E pensare che nelle sue lettere al suo “mentore/amico” Luigi Crescenzi lui diceva “non mi sento convinto di quello che ho fatto, anzi sono un po` amareggiato, perche` ho l`impressine di non avere la stoffa per queste cose…” e poi invece quando una giovane fotografa alle prime armi come me lo va a vedere si rende conto di come lui, senza nemmeno saperlo, abbia innovato il concetto di immagine ricca di sentimento e di peso letterario. Una cosa che oggi sembra quasi svanire perche` con la foga di scattare per soldi e per fama ci si dimentica del perche` dietro a tanta fatica. Ci sta solo competizione e voglia di sfondare, non si fotografa piu` per il piacere di creare qualche cosa di unico tanto per il gusto di farlo. Le cose non erano poi tanto diverse ai tempi di Giacomelli…
“Che tristezza ho provato sentendo tanti di quei meschini fotografi gonfi di cacca, medaglie e presunzione, ma poveri di idee, di vita interiore e di modestia. Che pianto, credimi! Com`e` rivolta in basso questa benedetta fotografia! Se non fosse per questo maledetto bisogno che ho entro di me, per le amicizie e per le gioie che essa mi ha procurato, ti giuro che avrei già` gettato in mare la macchina e le foto.”
Meno male che invece ha continuato cosi` almeno serve da mentore e da fonte d`ispirazione per ognuno di noi fotografi che si aspiriamo ad elevarci nel gruppo, ma non per fama e non per soldi, solo per una volonta` innata che abbiamo dentro di voler esprimerci diversamente e far sognare anche gli altri come siamo capaci di fare noi quando vediamo certe immagini.

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