se i cuscini potessero parlare…

I cuscini in ospedale sono cosi` spessi e duri che prendono appena la forma del tuo collo. Anche se uno si gira e si rigira su di essi per interi giorni, sembrano non patire affatto il peso del dolore che gli si poggia sopra.

Se solo i cuscini potessero parlare…forse ci svelerebbero le storia dei pazienti venuti prima di noi e di quelli che verranno dopo e forse cosi` renderebbero la sofferenza del pre e del post-operazione piu` lieve per tutti.
O forse non farebbero altro che farci sprofondare in quel baratro di incertezze che il solo dover salire in ascensore prima del “ricovero” in ospedale ci fanno venire il nodo in gola e la voglia di scappare a gambe levate. La stessa paura che si prova appena le porte scorrevoli del reparto di ortopedia si aprono e ci si trova faccia a faccia con il proprio cognome scritto col pennarello sulla lavagnetta della sala operatoria proprio sopra quello cancellato male del paziente che veniva prima di te.

E pensare che io di cuscini ne ho usati tre… e non hanno fatto altro che farmi venire un torcicollo terribile.

Ma credo pero` che quei cuscini me li ricordero` per tutta la vita, come per il resto dei miei giorni mi ricordero`il dolore lancinante della mattina dopo l`operazione, le luci della sala operatoria e la musica di Avril Lavigne che riempie la stanza mentre il chirurgo mi trapana l`osso dove poi avrebbe infilato il nuovo legamento.

Se solo sapessi come tornare indietro, non so se mi farei convincere ad essere tenuta sveglia e a guardare in diretta su uno schermo piatto il mio ginocchietto che viene sconquassato in artroscopia e bisturi elettrico da due maniaci della perfezione ortopedica. Col senno di poi, mi farei addormentare, cosi` almeno eviterei gli incubi di rivedermi li` con le gambe ed il torace indolenzito dai farmaci dell`anestesia locale ed il riconglionimento del valium endovena…

Ma, di una cosa sono certa, non voglio mai dimenticarmi di come sia bella, dopo ore di dolore terribili in cui non si crede piu` a niente altro che la speranza che finisca presto o forse all`opzione di svenire per non sentire piu` male, la sensazione di una gamba sana che si risveglia e si sente di nuovo propria dopo ore di anestesia. Per non parlare di essere capaci di piegarla (anche se con uso di macchine) fino a 90 gradi al 5 giorno dall`intervento.

Il nostro corpo umano e` un miracolo e noi spesso ce lo dimentichiamo. Per fortuna bastano 4 giorni di ospedale, 10 ml di morfina e almeno 8 infermiere per farci tornare la memoria. Speriamo solo di non perderla di nuovo appena ci si tira su` sulle proprie gambe e si passa a vivere come si faceva una volta: correndo la maratona di New York sui propri piedi senza stampelle, ne` tutore.

Credo proprio che uno dia per scontate un sacco di cose cosi` semplici tutti i giorni, come il solo comfort di non dover ricorrere ai gomiti o all`altro arto per fare il lavoro del pezzo mancante. Giornalmente, ci si imbratta la mente di pensieri inutili che sono causa di mali mentali ancora piu` inutili, quando invece, se si ha la salute si e` gia` a piu` della meta` dell`opera di costruzione di una vita felice.

In questi giorni di ospedale, ho ritrovato la capacita` di dare alle cose la giusta importanza e ho giurato a me stessa che dal giorno in cui, dopo il dormiveglia dei farmaci antidolorifici, ho provato un sollievo immenso nel sapermi sana e quasi guarita, avrei fatto di tutto per non lamentarmi di cose inutili e futili e avrei solo combattuto per fare in modo di essere felice con quello che ho e non osare dire che sia poco o non abbastanza.
Perche` io almeno da quella stanza 505 ci sono uscita (seppur su una gamba sola e con le stampelle), ma ci sono uscita viva. Il signore al piano di sotto dal mio e` ancora li` ad aspettare di morire a giorni con i suoi familiari al capelzzale del suo letto, col cuscino piegato per sollevargli la testa dolorante…

Chissa` che storie ci potrebbe raccontare quel suo cuscino. Storie di coraggio e di vita. Chissa` che sogni fa un uomo che sa di non avere piu` scelta, di non avere piu` farmaci che possano aiutarlo a vivere. Chissa`come si sentirebbe a sapere che sopra di lui ci stava una ragazza, 27enne, operata al ginocchio perche` le piace sciare come una matta e quindi si e` sdraiata al suolo su’ di una lastra di ghiacchio nelle Alpi perche` andava troppo veloce?
Chissa`…

Io spero non lo sappia mai perche` mi farebbe sentire piccola come una mosca visto che il mio dolore non e` nulla in confronto al suo ed al buco nero che lascera` nei cuori di suo figlio 21enne.

Il mondo va da se` e noi con lui. Non sempre ne capiamo il giro di valzer in cui ci coinvolge, ma non importa. Dobbiamo solo fidarci che sia quello giusto per noi. Cuscini, ospedali e antidolorifici a parte, bisogna cercare la felicita` in ogni attimo di vita, anche il piu` banale, perche` se ci e` stato regalato per grazia ricevuta bisogna aver cura di viverlo a pieno.

Punto e basta.

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