…and we are on the New York Times

Of all the things a cyclist could list as essentials for riding, the road is not likely to be the first to jump to mind; it is a given. But in the vineyards and rolling hills of the Chianti area of Tuscany, preserving the heritage of the white gravel roads inspired a vintage-bicycle race that has grown to more than 5,000 participants…

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F=ma is Newton’s second law of motion.

The force of an object is equal to the multiplication of its mass and its acceleration.

I was first taught this equation back in college in the 2004 Algebra-based Physics II class at the University of Colorado at Boulder. I used this formula a million of times and understood everything in this class just using this formula. Whenever I had a doubt solving a problem, I would scribble down F=ma and it worked as a charm, as if the whole world of Physics was enclosed inside this little, pretty formula so simple and so contained in its explanation.

F=ma became my modus operandi and my friendly companion during the in-class office hours where we were all asked to stay in the Physics lounge to work on CAPA, the challenging homework we were assigned weekly.



There I felt in love a bit less with F=ma and a lot more with my Physics Teacher Assistant. So this formula started equating love to me. And continued to do so for few years afterword as our teacher-student relationship progressed into a wonderful love story entirely based on the principles of such simple formula where everything was measured in equal weight and a very nice, but subtle acceleration. It worked like a scaled perfectly balanced. It was Physics 101 at its best! We were both different in mass, but our speed was similar and our force ended-up being slightly off, yet charmingly controlled.

Until one day an external energy came to disturb the whole equilibrium. And so, as Newton’s third law says-For every action, there is an equal and opposite reaction- this force applied on our bodies equated to an opposite and equal force in response and the relationship and both of us felt apart in million pieces for lack of control over our own accelerations.

I guess the unpredictable move that came upon us was indeed uncontainable by the formula itself after all. Or was it and we failed at it? The point of the discussion here is not to find a solution for there could be many or none, but it is to say that although there are laws controlling our universe and although there are proof of using them just right, we must always be prepared for the unexpected and be ok with the idea that what was once perfect and moving smoothly in one and the same direction can backfire and abruptly change orientation.

No panic. No problem. Just acceptance and strength to move forward in a new direction with the same willingness of accelerating and living just as fully as we once did.

ps: the relationship ended 10 years ago and my TA and I are still the best of friends, but today I found myself thinking of F=ma while doing yoga trying to find an explanation on how to simplify the intricacies of today’s relationships. So much has changed since I was 21 years old, although it has only been 10 years. It is another world out there and fear of loving just as much as one is loved has made F=ma that much more difficult to solve. Too many excuses to feeling. Too little time dedicated to others instead than ourselves. Too little commitment to a common cause toward growth and respect for one another. Too much fuss about internet-depending relationships and too little attention given to the person next to us in the actual present time.

F=ma will always have a special meaning for me. It will always equate love.

Let see who will think the same. One day.

somewhere in tropea

i photograph to photograph light.
everything else is a frame for it.

everything else is corollary.

light is the subject matter.
light is the main character of every image.
i see nothing, but light itself.

– me 

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Charlie Chaplin aveva una marcia in piu`…

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“Com’è imbarazzante aver voluto imporre a qualcuno i miei desideri, pur sapendo che i tempi non erano maturi e la persona non era pronta, anche se quella persona ero io. Oggi so che questo si chiama “rispetto”. Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho smesso di desiderare un’altra vita e mi sono accorto che tutto ciò che mi circonda è un invito a crescere. Oggi so che questo si chiama “maturità”… Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho capito di trovarmi sempre ed in ogni occasione al posto giusto nel momento giusto e che tutto quello che succede va bene. Da allora ho potuto stare tranquillo. Oggi so che questo si chiama “stare in pace con se stessi”. Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho smesso di privarmi del mio tempo libero e di concepire progetti grandiosi per il futuro. Oggi faccio solo ciò che mi procura gioia e divertimento, ciò che amo e che mi fa ridere, a modo mio e con i miei ritmi. Oggi so che questo si chiama “sincerità”. Quando ho cominciato ad amarmi davvero, mi sono liberato di tutto ciò che non mi faceva del bene: persone, cose, situazioni e tutto ciò che mi tirava verso il basso allontanandomi da me stesso… all’inizio lo chiamavo “sano egoismo”… ma oggi so che questo è “amore di sé”. Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho smesso di voler avere sempre ragione. E così ho commesso meno errori. Oggi mi sono reso conto che questo si chiama “semplicità”. Quando ho cominciato ad amarmi davvero, mi sono rifiutato di vivere nel passato e di preoccuparmi del mio futuro. Ora vivo di più nel momento presente, in cui tutto ha un luogo. È la mia condizione di vita quotidiana e la chiamo “perfezione”. Quando ho cominciato ad amarmi davvero, mi sono reso conto che il mio pensiero può rendermi miserabile e malato. Ma quando ho chiamato a raccolta le energie del mio cuore, l’intelletto è diventato un compagno importante. Oggi a questa unione do il nome di “saggezza interiore”. Non dobbiamo continuare a temere i contrasti, i conflitti e i problemi con noi stessi e con gli altri perché perfino le stelle, a volte, si scontrano fra loro dando origine a nuovi mondi. Oggi so che tutto questo è “la vita”.

Rosh Hashana` con un nuovo intento…


Il mio più grande desiderio quest’anno e` di poter imparare a vedere tutto in una luce più ottimista e speranzosa. E qual miglior giorno dell’anno, se non il capodanno per riflettere sul come ottenere questo scopo?
Sono troppe ormai le persone che ho conosciuto sul mio cammino che mi hanno parlato del Buddismo e del significato ‘della felicita`’ racchiuso nel mantra del Fiore del Loto.
Allora, ho deciso di iniziare a studiarlo e a recitarlo e a capirlo…anche perche` per come stanno andando le cose nel mondo in questo momento, un po` più di serenità ed energia positiva non guasterebbero.

Nam-myho-renge-kyo e’ l’ineffabile essenza della realtà.

Il nostro pronunciare questo mantra del fiore del loro ci mette in comunicazione e sintonia con tutto il resto dell`universo che e` racchiuso dentro di noi e che ci contiene tutti nella sua enormità. Il punto di partenza di tutto e` la comprensione del mutamento continuo di tutte le cose, della loro impermanenza costante e perenne. Il ciclo dove niente si distrugge e tutto si trasforma…

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Lipa, the Orthodox Rapper on Dmagazine

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Elaza Lipa Schmeltzer, aka Lipa, is pretty much the top pop artist among the Chassidic/Haredi communities from Monsey to New Square, to Williamsburg, to Borough Park to Crown Heights. He is the Matisyahu of the ultra-orthodox world even if he is indeed less musically trained, and more of a stylish entertainer/song writer. He was born and raised in New Square, Rockland County, NY one of the most religious communities in the Western world. A place where female and male walk on separate side of the street. He was brought-up speaking Yiddish only and not being allowed to study anything, but the sacred Jewish scriptures. He found confort and freedom of expression in singing.

Lipa is quite the show-man for an Haredi Jew who still wears peiots and a kippa. He does not care he was banned from his New Square community and had to change city, build a new synagogue to pray in and follow the “non-Jewish way” to get into college without any community help and short cuts. He is proud of what he does and how he lives. His music speaks to a lot of boys who have been yearning for more modern views and alternatives within the closed-off Chassidic communities.

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siamo onesti


almeno prima della fine dell’anno. si di quell’anno che si celebra con il calendario lunare e non quello solare. quello che si celebra proprio una volta l`anno. quello che nessuno si ricorda o vuole ricordare perche` non accade in un momento dell`anno cosi` normale. perche` anche se si dovesse scegliere chi metterebbe un capodanno tra settembre ed ottobre? almeno prima di questo giorno che accade ad una settimana da oggi, io sento il bisogno di essere onesta. onesta con me stessa. onesta con chi mi vuole bene e con chi mi vuole male. onesta forse anche un po` per far diventare onesti anche coloro che fanno il mio stesso mestiere. e quindi viva l`onesta`. parliamone.

onestamente penso di essere fortunatissima. penso che non si possa essere piu` fortunati di me che faccio un lavoro, anche se ancora sono agli antipodi di esso, che mi prende la pancia ed il cuore e che mi piace da matti. sono fortunatissima perche` esercito il mestiere piu` bello del mondo. un mestiere che se si dovesse inventarlo non si potrebbe arrivare a fare cosa migliore. il lavoro piu` remunerativo a livello di emozioni e di bassissimo tasso di noia esistente sulla faccia della terra. ma anche il mestiere dove bisogna spostarti di piu`. viaggiare sempre e perennemente e mai. dico mai perdere la speranza di riuscire a farcela da solo. perche` la solitudine e` l’unica clausola sin qua non possibile per questo lavoro.

sono fotografa io. fotoreporter. non di guerra, ma di storie di vita, di costumi, di societa`. di donne e di uomini nel loro quotidiano. sono foto giornalista. faccio le news con le immagini. le cerco. le scatto e poi le vendo. se le vendo. le immagino. le costruisco e poi le rendo vere. non ci penso per un secondo. ci penso per tantissimi secondi che poi alla fine compongono interi momenti che poi diventano mesi. ma la cosa a cui ultimamente penso di piu` e la mancanza di avere qualcuno con cui condividerle queste mie storie. qualcuno con cui gioire ogni qual volta che si e` pubblicati o che si e` cambiata l`opinione pubblica con solo la forza di un nostro click nel posto giusto al momento giusto. questo perche` anche se noi fotoreporter amiamo far vedere che siamo dei forti egoisti e che stiamo bene soli. ci sentiamo talmente soli che spesso non lo capiamo mica quanto lo siamo.

quindi siamo onesti. nonostante la quantita` di amici che abbiamo sparsi in tutto il mondo. anche se ci vediamo a Perpignan per bere un pastis e parlare con i nostri colleghi/amici, anche se siamo sempre in un posto diverso per ragioni diverse con idee diverse da produrre. il volo lo prendiamo soli o forse con il giornalista assegnato al pezzo con noi. oppure, come me, che prima produco e poi vendo, il viaggio in aereo NYC- chi sa dove- e` sempre in solitaria. che poi ci piace anche un casino. ma sai che pezza farlo per tutta la vita. ci abbrutiamo. cavolo. diventiamo sempre piu` rozzi e piu` pieni di problemi esistenziali e poi non abbiamo nessuno con cui parlarne.

eppure continuiamo a mentirci su come e cosa dovremmo fare per farlo diversamente. e intanto, crogiolandoci in questa nostra totale e indifferente indifferenza e solitudine, pretendiamo di essere felice e di essere sempre sorridenti perche` il nostro lavoro e` un ficata e conosciamo tutto e tutti e facciamo il giro del mondo in 10 giorni e chissa` cosa accadra` dopo come e quando e perche`…ma chi prendiamo in giro, dai?

ovvio, io parlo per me. ma giuro che le statistiche sono alte. pero` non rinunciamo a questo per avere quello. continuiamo imperterriti a vivere questa vita di solitaria solitudine perche` il nostro e`, in fin dei conti, il “lavoro piu` bello del mondo” e quello della solitudine, l`amarissimo prezzo da pagare e noi lo accettiamo.

pero almeno siamo onesti sul fatto che lo siamo e che non siamo poi cosi` fichi come ci dipingono tutti. siamo solo squattrinati come non mai. alcolisti quanto basta per non ricordare nulla dello shooting della sera prima e presi da noi stessi pure troppo.

pero` se non facessimo questo di lavoro. chissa` cos’altro sapremmo fare. nulla direi. io nulla. e quindi. si continua la routine. ad maioram. yalla!

madonna mia quanto mi piace la lentezza romana di agosto…

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A noi che ancora non siamo in spiaggia, ma che con il pensiero gia` siamo li` con voi sotto gli ombrelloni multi-colore a leggere le righe lente dell`ennesimo romanzo criminale e sorseggiare granite di caffe` con panna montata, rimane solamente il rumore delle cicale arse dal sole, il cinguettio degli uccellini al calare della notte ed un silenzio abbondantemente pacifico nelle strade accaldate di una Roma deserta e per questo ancora piu` meravigliosamente sensuale all`occhio di un fotografo affamato.

Che dire, per chi, come me, vive a New York, nel caos piu` totale dove la citta` non si ferma nemmeno nel mese piu` caldo di tutti, questa calma piatta, immotivata e semplice e` l`apice di una felicita` pura.

Per cui, spiaggia, continua ad aspettarmi finche i gelati non si saranno squagliati che io rimango in quel di Roma ancora un po`…

conoscere l’altro dall’interno


Rabat, Morocco- August 2013

“Per favore, non venitemi a dire che la vita qui e`piu o meno normale o sopportabile, che ormai dovremmo aver fatto il callo a guerre frequenti e cicliche, che dovremmo aver imparato a cogliere il meglio dell’esistenza anche in un cosi` crudele contesto. Non ci si puo` abituare veramente ad una situazione tanto distorta, se non pagando un caro prezzo. Il prezzo piu` caro che ci sia: Il prezzo della vitalita` stessa, dei sentimenti, della natura umana. La curiosita`, la liberta` di opinione. Il prezzo della paura e del ritegno a porsi in modo pieno e lucido davanti al prossimo: non solo davanti al nemico, ma davanti a qualunque prossimo.” David Grossman- Con Gli Occhi Del Nemico.

Kal of New Square

Kal, or Kalmy as his mother Yenty calls him, comes from New Square, Upstate, New York.
The most religious of the Chassidic communities encompassing mostly post-war, holocaust survivors from Hungary who first moved to Williamsburg and later decided to migrate in the calmer country side where they could better obey the teachings of the Rebbi.

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I met Kalman at a Shabbat dinner in Park Slope two weeks ago. He told me his story in front of matzah ball soup and kosher wine. The next day I asked him if we could talk more. We met three more times and then he took me to meet his family Upstate.

Kal left Skvira *(named after the old religious town of Skvira in Hungary where they lived previous to the War) when he was 12 for “many reasons” he says. “The sexual abuses were not all of them. I did not get answers to many of my questions of why all of a sudden I had to wear a black kippa and not a colored one, why we had to wear a longer coat and not a short one, or why we were not allowed to read the part about sexuality within the Torah.”


We set at a dinner table in the dinning all of his 85 years old grandmother as her five daughters have been doing for the past 14 years since their “Tati,” or father, passed away. We listen to tales of WWII and Auschwitz and how she survived it all and has now 35 great-grand children. Her smile is wide and her words are softs spoken when she leans over Kal asking him if he is married yet and when he intends to come back home. He shies away with no answer.

“I have a nostalgia every time I think of Skvira. This is my home. This is where I grew-up. And, even if I do not agree with 99 percent of the things these people believe in, every time I come back I am happy,” he said while sitting outside of his parents house in the cold to listen to the young men of the Yeshiva singing after the evening prayers. “I still sing the same songs all the time while meditating. This is what I was taught. This is what I know.”

Most religious family would have shunt their children away from them once they left the community, but Kal’s family is always welcoming to him. This is not the case for all of the members of New Square, but things around this extremely religious community are changing.
Or so it seems to him.


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