madonna mia quanto mi piace la lentezza romana di agosto…

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A noi che ancora non siamo in spiaggia, ma che con il pensiero gia` siamo li` con voi sotto gli ombrelloni multi-colore a leggere le righe lente dell`ennesimo romanzo criminale e sorseggiare granite di caffe` con panna montata, rimane solamente il rumore delle cicale arse dal sole, il cinguettio degli uccellini al calare della notte ed un silenzio abbondantemente pacifico nelle strade accaldate di una Roma deserta e per questo ancora piu` meravigliosamente sensuale all`occhio di un fotografo affamato.

Che dire, per chi, come me, vive a New York, nel caos piu` totale dove la citta` non si ferma nemmeno nel mese piu` caldo di tutti, questa calma piatta, immotivata e semplice e` l`apice di una felicita` pura.

Per cui, spiaggia, continua ad aspettarmi finche i gelati non si saranno squagliati che io rimango in quel di Roma ancora un po`…

conoscere l’altro dall’interno

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Rabat, Morocco- August 2013

“Per favore, non venitemi a dire che la vita qui e`piu o meno normale o sopportabile, che ormai dovremmo aver fatto il callo a guerre frequenti e cicliche, che dovremmo aver imparato a cogliere il meglio dell’esistenza anche in un cosi` crudele contesto. Non ci si puo` abituare veramente ad una situazione tanto distorta, se non pagando un caro prezzo. Il prezzo piu` caro che ci sia: Il prezzo della vitalita` stessa, dei sentimenti, della natura umana. La curiosita`, la liberta` di opinione. Il prezzo della paura e del ritegno a porsi in modo pieno e lucido davanti al prossimo: non solo davanti al nemico, ma davanti a qualunque prossimo.” David Grossman- Con Gli Occhi Del Nemico.

Kal of New Square

Kal, or Kalmy as his mother Yenty calls him, comes from New Square, Upstate, New York.
The most religious of the Chassidic communities encompassing mostly post-war, holocaust survivors from Hungary who first moved to Williamsburg and later decided to migrate in the calmer country side where they could better obey the teachings of the Rebbi.

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I met Kalman at a Shabbat dinner in Park Slope two weeks ago. He told me his story in front of matzah ball soup and kosher wine. The next day I asked him if we could talk more. We met three more times and then he took me to meet his family Upstate.

Kal left Skvira *(named after the old religious town of Skvira in Hungary where they lived previous to the War) when he was 12 for “many reasons” he says. “The sexual abuses were not all of them. I did not get answers to many of my questions of why all of a sudden I had to wear a black kippa and not a colored one, why we had to wear a longer coat and not a short one, or why we were not allowed to read the part about sexuality within the Torah.”

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We set at a dinner table in the dinning all of his 85 years old grandmother as her five daughters have been doing for the past 14 years since their “Tati,” or father, passed away. We listen to tales of WWII and Auschwitz and how she survived it all and has now 35 great-grand children. Her smile is wide and her words are softs spoken when she leans over Kal asking him if he is married yet and when he intends to come back home. He shies away with no answer.

“I have a nostalgia every time I think of Skvira. This is my home. This is where I grew-up. And, even if I do not agree with 99 percent of the things these people believe in, every time I come back I am happy,” he said while sitting outside of his parents house in the cold to listen to the young men of the Yeshiva singing after the evening prayers. “I still sing the same songs all the time while meditating. This is what I was taught. This is what I know.”

Most religious family would have shunt their children away from them once they left the community, but Kal’s family is always welcoming to him. This is not the case for all of the members of New Square, but things around this extremely religious community are changing.
Or so it seems to him.

shabbat shalom (dalla stanza di yoga) oggi e per sempre…

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…entriamo e cominciamo da stesi e la maestra ci dice di pensare alla morte e di non averne paura che e’ una cosa a cui non possiamo sfuggire ma non per questo temere. Inizio a piangere pensando ai padri e le madri dei soldati e a quelli sfollati a Gaza e ai piccolini sulla spiaggia. Loro magari non la temevano la morte, ma se la sono vista in faccia e ora ne sono più che partecipi solo per un capriccio di due popoli che lottano per la propria vita. Così poco affini seppur così uguali nei loro modi egoisti di vedere il futuro come egemonia di una terra sacra si, ma di quante vite insanguinata??

Mentre continuavamo le pose, un po’ per la fatica, un po’ per la stanchezza e un po’ per tutto il subbuglio che sentivo dentro, ecco che arriva di nuovo il pianto, lacrime scendono giù come se nulla fosse, come se invece di essere in classe di yoga a Manhattan, io fossi in Israele o a Gaza a lavare i morti prima che vengano seppelliti…le loro facce infestano la mia mente giornalmente. Da giornalista non sono mai stata così presa e consapevole di esserlo da una guerra come questa volta. Me ne rammarico perché questo non fa parte del lavoro, non posso essere ‘watchdog of democracy’ se piango e sento così tanto.

Ovviamente ogni posa, ogni respiro da me esalato in un’ora e mezza di lezione e’ stata diretta in Medio Oriente, nessuno escluso, anche ad Hamas, che terrorista e’, ma dentro un corpo umano, fallace, debole, infelice e rancoroso che forse potrebbe poi usare un po’ di umanità e di cervello in più e comprendere il valore di questa meravigliosa vita che ci e’ stata donata senza chiedere nulla in cambio.

Om Stanti!!!!
Shabbat Shalom!!!
Inshalla!!!

ps: Putroppo so che le mie di lacrime, come d’altronde anche le mie opinioni servono a poco. Questa guerra continuera` fino a che il cervello umano prevarla` sull`ego e potrebbe volerci molto tempo…

un lago, una doccia all’aperto ed un principe azzurro…

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…only in Losanna, Svizzera!

“Sono romantiche, conformiste, attaccate alle piccole cose quotidiane; si illudono ancora che un giorno verrano svegliate da un bacio e tutto, come per magia, sara` diverso, senza che loro abbiano la benché minima responsabilità in questa trasformazione: saranno felici per volontà` divina. Insomma, vivono aspettando di essere ridestate dal Principe Azzurro”-Marcela Serrano-L’Albergo delle Donne Tristi.

we bring peace onto you

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I cannot find the right words to express the way I feel today. I am torned inside with pain, angst and sadness. I am hopeful, but broken and I am not even fighting for my life. I am here watching a conflict as if it were a football match with people cheering one way or the other, while deaths and hater infuriates inside this whole beautiful world of ours. So I listen to this song on repeat and, as cheesy as it sound, I pray for a higher power to take control over this.
We bring peace onto you.

Hevenu shalom aleichem,
Hevenu shalom aleichem,
Hevenu shalom aleichem,
Hevenu shalom, shalom

Shalom aleichem…

“Daughters of the King” is going to France

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Dear Federica,
We thank you very much for sharing your pictures with us and for having accepted to be part of the 26th edition of the International Festival of Photojournalism “Visa pour l’Image – Perpignan”. We are very happy to announce you that we will present your work during the evening screening on Tuesday, September 2, 2014.

I guess I am going to then!
See ya in Perpignan in September, people :)

le mani di un uomo

“Quasi mi dimenticavo di parlarti delle mani di un uomo. Quante pagine potrei scrivere su un paio di mani? Queste che ho conosciuto sono grandi, quadrate, sembrano disegnate con la squadra. Sono mani affidabili, potrebbero tenere su un palmo una casa, un albero, qualcosa di enorme ed essenziale. E anche la compassione”-Marcela Serrano-L’albergo delle donne tristi.

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where are you hurrying to, Mr. New Yorker?

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It is summer time now, you have summer hours at the office and lunches are longer than those short 30 minutes break you are used to. Take a breath and walk slower then. Time waits for none, but enjoying that time is precious too. So, put your brief case down and pick up a flower here and there. Look up at the sky and make a wish for someone else. Look at people in the eyes while you pass them on the subway line and maybe blow a kiss to a stranger on your way inside the revolving doors at the office. Trust me, you will feel better if you slow down a bit. It will all seem much more pleasant and summer will feel much longer than those brief moments you will dwell over once snow comes back poring down in winter time…

appartenere, voce del verbo appartenere

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“Gli esseri umani sradicati hanno la tendenza di riprodurre, ovunque si trovino, il loro habitat originario” dice un libro di Marcela Serrano ambientato nel Cile degli anni novanta.

Sono anni che vivo all’estero, partita a 17 con un sogno indefinito ed indefinibile verso una terra di promesse e di avventure, ma anche di tante sfide e mete ineguagliabili. In questa terra ho messo radici, sempre piccole, radici superficiali, radici a fior di terra, non di quelle che si intrufolano nell’asfalto e bisogna tirarle via con le gru dopo anni. Radici semplici, radici di ragazza con un cassetto pieno di sogni inaspettati e improvvisi. Un cassetto pieno fino all’orlo, da dove smistare quelli suoi e quelli altrui di sogni. Ma pur sempre piccoli tasselli di una vita lunga 14 anni.

Tutt’intorno a me pero` sempre le stesse cose, le stesse abitudini di un breve passato trascorso a casa tra il profumo di caffe` e di marmellata fatta in casa. Sempre le stesse comitive di amici, gli stessi passatempi, gli stessi giochi col fuoco e le stesse scaramanzie. Solo un sapore diverso. Un odore diverso. Un gusto diverso con la speranza insita in ogni assaggio del retrogusto conosciuto e non dell’amarognolo inspiegabile.

Ci sono posti che si chiamano casa per un motivo e per questo motivo sono ineguagliabili. Non ci si può fare nulla anche se si prova a fare di tutto. Rimarranno sempre e solo loro ad essere gli unici dove il nostro cuore può vivere e stare in pace con se stesso sempre e comunque. Nulla sara mai eugagliabile, nonostante i nostri tentativi, molti e anche molto pensati.

La casa e` il guscio di tutto cio` che eravamo e che continuiamo ad essere seppur sparsi per il mondo che ci porta in giro. La casa e` dove si viene amati incondizionatamente da come si e` divenuti. La casa e` lei, nostra madre, che ci aspetta a braccia aperte ogni qual volta che noi lo chiediamo. Ce ne e` solo una di casa cosi` e la mia per me e` lei: la mamma Italia.

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